Retrospettiva (Foo fighters) parte I

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Dopo la morte di Kurt Cobain, per il batterista dei "Nirvana", Dave Grohl, tutto sembrava finito. All'epoca sembrava difficile azzardare che questo giovane e precisissimo drummer avrebbe da lì a poco intrapreso una nuova, e fortunata, carriera musicale e artistica. I "Foo Fighters" (dal nome che venne dato, dall'aviazione americana, a dei bizzarri fenomeni di luce nel cielo durante la seconda guerra mondiale) sono in tutto e per tutto una creatura di Dave Grohl, una perfetta macchina commerciale, in cui emergono appieno, finalmente, la voglia di successo, le doti di leadership e, perché no, il talento del batterista dei "Nirvana". Nell'ottobre del 1994 Grohl inizia, completamente da solo, accompagnato dal produttore di fiducia, Barrett Jones, le registrazioni del suo primo album, che come titolo riporterà semplicemente quello del gruppo: Foo Fighters, appunto. Utilizzando un paragone azzardato, si potrebbe dire che se Cobain era il Lennon dei "Nirvana", Grohl era il McCartney. Nelle sue canzoni, infatti, è impossibile individuare quell'urgenza, quella violenza e disperazione presenti nel songwriting del leader dei "Nirvana". Il primo album dei "Foo Fighters" si apre con il pop-punk, che più melodico non si può, di This Is A Call, per poi continuare con un pezzo più tirato come I'll Stick Around. Big Me è una canzoncina pop della durata di poco più di due minuti, che spalancherà a Grohl le porte del circuito mainstream (e una buona fetta di questo successo va pure al famoso e esilarante videoclip che accompagna questo singolo, in cui viene preso in giro un famoso spot delle caramelle "Mentos", qui trasformate in "Footos"). Alone+Easy Target, forse il pezzo più riuscito dell'album, fa affiorare tutte le precedenti esperienze musicali di Grohl. Se For All The Cows, dall'andamento jazzato, è il brano più "cobaniano" dell'album (vedi il ritornello), tracce più violente come Good Grief, Wattershed e Weenie Beenie si rifanno alla scena hardcore-punk di Washington Dc. Floaty è una ballata che esplode però nel ritornello, tra fragori chitarristici e incedere delle batteria. Oh George è, come Big Me, un brano pop sostanzialmente inutile, forse il più superfluo del disco, mentre X Static, lenta e d'atmosfera, vede la partecipazione alla chitarra di Greg Dulli degli "Afghan Whigs".